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Francesco Totti: l’Ottavo Re di Roma
Francesco Totti: l’Ottavo Re di Roma

Sports Legends

Francesco Totti: l’Ottavo Re di Roma.

“Ho speso molti soldi nella mia vita per costruire una squadra forte come il Real Madrid, ma il mio desiderio è sempre stato quello di comprare Francesco Totti. Sfortunatamente è impossibile, perché lui è sempre voluto rimanere nella sua squadra e nella sua città”.

Florentino Perez, presidente Real Madrid su Francesco Totti

Dicono sia difficile spiegare il mare a chi non vi sia nato vicino. Credo possa valere lo stesso termine di paragone per chi voglia spiegare cosa significhi sino in fondo Francesco Totti per Roma e i romanisti. Un simbolo della città; qualcosa che va al di la del calcio e dello sport più in generale. 

Cercato e voluto dai più importanti club nazionali e internazionali, come riportato pocanzi nelle dichiarazioni del più vittorioso presidente del Real Madrid, Totti ha fatto una scelta ben precisa, diversa e quasi impraticabile nel calcio di oggi, ovvero quella di legarsi ai colori della sua città per sempre, disegnando una storia d’amore indelebile.

Il suo addio al calcio all’Olimpico di Roma, con 69.000 spettatori che piangevano e lo applaudivano all’unisono, rimarrà una delle pagine più emozionanti dello sport nel nostro paese.

Per cui, se è davvero difficile spiegare cosa è stato Totti per Roma, possiamo comunque ripercorrere le tappe più importanti del suo lungo e poetico viaggio.

Gli inizi di Francesco Totti

Il talento di Francesco Totti sboccia sin da subito e si fa prorompente. Sin da piccolo, quando gli capitava di giocare con il fratello Riccardo e altri ragazzi più grandi, ogni volta era sempre la stessa storia: lo “gnomo”, così come lo chiamavano in strada i ragazzi, dribblava uno dopo l’altro tutti gli avversari per poi mandare in rete il pallone. 

Uno spettacolo a cui tutti erano obbligati ad assistere. La voce si sparge e ben presto si inizia a parlare di lui, tra le vie della capitale. Così arriva la prima chiamata da parte della terza squadra, per storia, della città: la Lodigiani. Francesco ha 10 anni e sembra già più avanti per estro. Mister Neroni prova a gestirne più che altro il lato caratteriale, spiegandogli come gestire i continui falli degli avversari.

Il talento del piccolo Francesco però è troppo grande: si fanno avanti prima Ariedo Braida, dirigente del Milan di Berlusconi: niente da fare. Dopo di che arrivano le due romane: mamma Fiorella da ragazza era laziale e inizia a capire quale delle due strade intraprendere. Per Francesco non ci sono però dubbi. Così come papà Enzo e il fratello Riccardo, il suo cuore batte solo per la Magica: la scelta non può che essere solo una. Per Francesco Totti si aprono così i cancelli di Trigoria, che diverrà casa sua.

L’inizio della favola di Francesco Totti

27 Marzo 1993: Francesco Totti ha solo sedici anni. Sta giocando con la Primavera giallorossa contro l’Ascoli. Alla fine del primo tempo ha già siglato due gol. Viene sostituito e non la prende bene. Per Francesco, infatti, non esiste dover lasciare i suoi compagni, ma gli spiegano il motivo della sostituzione: deve subito partire con la prima squadra. Boskov lo ha convocato per la trasferta di Brescia.

Si gode il week end con i grandi: l’atmosfera della sfida, l’adrenalina prima dei 90’ anche se sa che vedrà di certo la partita totalmente dalla panchina. Invece, a fine gara, sul risultato ormai al sicuro per i giallorossi, il Mister si gira nella sua direzione e gli ordina di riscaldarsi. Francesco pensa stia parlando con il ragazzo accanto, Roberto Muzzi. Quest’ultimo, vedendolo bello tranquillo in panca lo scuote: “Guarda che sta parlando con te, fai in fretta altrimenti la partita finisce”.

Francesco allora capisce: rivolge lo sguardo verso il campo di gioco e in un battito è già a bordo campo, scattante e pronto ad entrare. Minuto 87: esce Rizzitelli e Totti fa il suo ingresso in campo. Esordio in Serie A e inizio della favola.

I primi anni nella Roma di Francesco Totti

Quando si parla di Totti viene immediato pensare a Roma e alla Roma. La cosa più assurda è che poteva andare diversamente. Nella stagione 1996/1997 sulla panchina giallorossa arriva, infatti, Carlos Bianchi. 

Totti, non ancora 20enne è già sul punto di partire. L’allenatore non lo vede di buon occhio: lo accusa di pigrizia durante gli allenamenti e gli concede pochissimo minutaggio. Per lui, vista la giovane età del ragazzo, la scelta migliore è quella di mandarlo a fare le ossa in giro per lo stivale italiano.

Il presidente Franco Sensi ne prende atto e decide di darlo in prestito alla Sampdoria. Il destino, però, ha un altro piano per Francesco. Il 9 Febbraio 1997 gioca un torneo amichevole, durante la pausa nazionali: Trofeo Città di Roma con Ajax e Borussia Mönchengladbach. Proprio tra le fila dei lancieri milita la star Litmanen, obiettivo di mercato della Roma, su espressa richiesta dell’allenatore Bianchi.

Come detto, il destino aveva in serbo un’altra pagina, tutt’altra storia: la stella del torneo, a causa dei tanti nazionali via, è proprio Francesco Totti che prima realizza una rete da oltre 20 m e poi affonda l’Ajax di Litmanen con un pregevole pallonetto, che diverrà poi marchio di fabbrica. Il presidente Franco Sensi sugli spalti è galvanizzato: “Totti è più forte di Litmanen, non lo cedo più”.

I primi grandi allenatori di Francesco Totti

Se con il tecnico argentino l’amore non sbocciò mai, prima e dopo Francesco ha avuto quasi tutti allenatori che lo hanno amato, difendendolo nella prima parte di carriera e dandogli le chiavi della squadra dopo.

Il primo a coccolarlo, dopo Boskov, è un altro figlio di Roma: Carletto Mazzone. Nel suo periodo arriverà il primo gol in Serie A di Francesco Totti, il 4 Settembre 1994, all’Olimpico contro il Foggia.

Ricordo che non gli insegnai molto perché… non c’era niente da insegnare a Francesco, era già bravissimo! Al mio staff ripetevo in continuazione ‘Ma chi è sto ragazzo? Se gli riesce tutto così bene…’ e pensavo tra me e me: ‘Questo sa giocà, ma bene bene! C’abbiamo avuto na fortuna… ma non diciamogli niente, lasciamolo tranquillo che nun se sa mai’. Aveva una tecnica ed una rapidità di pensiero fuori dal comune già a quell’età. Più che altro, cercavo di essere spiritoso ed usare anche terminologie simpatiche con lui. ‘Bravo Francè, bello. Mi sa che te e il pallone ve fate simpatia a vicenda eh!

Carlo Mazzone su Francesco Totti

Dopo il romano, arriva un altro padre calcistico di Totti, ovvero Zdenek Zeman, che per caratteristiche tecniche e tattiche è praticamente diametralmente opposto a Mazzone. I due però, detengono una cosa in comune: l’amore per Francesco Totti. Sotto la direzione del boemo, Francesco diventa il faro della Roma e inizierà ad andare regolarmente in doppia cifra.

Con Zeman ho avuto il rapporto umano più forte e sincero. Sembra un tipo ombroso, ma appena lo conosci te ce diverti da morì. Certo per capirlo quando parla ci vuole un po’… Quando fa un discorso ogni tanto te c’addormenti.

Totti su Zeman a zemaniano.com

Lo scudetto di Totti e della Roma

Il talento di Francesco Totti non conosce freni e continua ad aumentare anno dopo anno. Arriva presto la Nazionale, dove vivrà un dualismo (solo per stampa e tifosi) con l’amico Del Piero, e le grandi annate in campionato. In bacheca però non arrivano altrettanti trofei e il desiderio di scrivere davvero la storia del club della sua città diventa sempre più forte.

Dello stesso parere il presidente, tifoso, Franco Sensi, che comincia ad investire sempre più soldi per creare una squadra di campioni attorno al Pupone della Magica. 

Le basi partono dalla panchina dove arriva Fabio Capello, dopo i successi nel Milan e nel Real Madrid. La squadra, quindi, inizia ad accogliere campioni del calibro di Montella, Batistuta, Samuel, Emerson.

Il primo anno di Capello sarà di assestamento, con la squadra che a fine campionato arriverà soltanto sesta. A bruciare di più, però, è lo scudetto cucito sul petto dei rivali storici della Lazio. Questo diventerà un ulteriore stimolo a fare ancora meglio, alzando l’asticella.

L’arrivo dei campioni pocanzi citati darà uno sprint alla squadra che inizierà ad inanellare vittorie su vittorie. Il capitano siglerà 16 reti in campionato, ultima delle quali il 17 giugno 2001 all’Olimpico di Roma contro il Parma che varrà il campionato, il terzo della storia della Roma.

Per Francesco Totti, arriverà pure un quinto posto nella lista finale del Pallone d’Oro.

Le due epoche Spallettiane di Francesco Totti

Francesco Totti ha segnato un’epoca, non solo per la Roma, ma per l’intero movimento calcistico italiano. Campione del Mondo nel 2006, ha incantato e disegnato calcio per 25 anni nel campionato più affascinante ed importante al mondo.

Per la Roma, inoltre, ha rifiutato le avances continue del Real Madrid, pronto a ricoprirlo d’oro raddoppiandogli lo stipendio pur di farlo diventare uno dei più importanti Galacticos, insieme a Zidane, Ronaldo, Beckham, Figo; la corte, più o meno velata di Silvio Berlusconi che pur rispettando la bandiera, ha comunque provato a carpirne l’eventuale opportunità nei momenti di crisi giallorosse.

La verità è che la volontà di Totti è sempre stata quella del bambino che giocava per le strade della sua città e la sera tornava a casa, in camera sua, dove aveva il poster di Giannini sopra il letto.

Alla Roma passa diverse epoche, dalle più gloriose, come quella dello scudetto o delle Coppe Italia, sino a quelle più tribolate. Tutte però sono accomunate da un immenso amore per la maglia.

Tra tutte le annate vissute, con allenatori più o meno fortunati, è giusto ricordare, solo marginalmente, le due epoche spallettiane, per ciò che hanno rappresentato per il capitano giallorosso. 

La prima che ha rappresentato il periodo più florido dal punto di vista realizzativo, condita dalla vincita della Scarpa d’Oro (massimo riconoscimento per il miglior cannoniere europeo annuale), con i due che avevano raggiunto quasi un rapporto padre/figlio.

La seconda, recente, segnata purtroppo dalla crepa aperta dall’allenatore nei suoi confronti, ufficialmente per scelta tecnica. La volontà, dichiarata a più riprese anche davanti le telecamere di ridurre l’importanza del calciatore, togliendone meriti e minutaggi, è stata vista come una lama al cuore sia dal Capitano che dalla tifoseria giallorossa che non ha perdonato tale comportamento al tecnico.

L’addio di Totti alla Roma

Al termine della partita contro il Genoa, Francesco Totti ha letto il suo messaggio di saluto al microfono in mezzo allo stadio Olimpico:

Sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone, e lo è ancora ma a un certo punto della vita si diventa grandi. Così mi hanno detto e il tempo ha deciso. Maledetto tempo… 

Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini, state sognando qualcosa di bello e vostra madre vi sveglia per andare a scuola? Mentre voi volete continuare a dormire e provate a riprendere il filo di quella storia e non ci si riesce mai? Stavolta non era un sogno, ma la realtà. Voglio dedicare questa lettera a tutti voi, ai bambini che hanno tifato per me, e a quelli che oggi sono diventati padri e gridano ancora ‘Totti gol’. 


Mi levo la maglia per l’ultima volta, la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho chiarito i miei pensieri ma spegnere la luce non è facile, adesso ho paura, non è la stessa cosa che si prova davanti alla porta. Concedetemi un po’ di paura, stavolta sono io ad aver bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato. 

Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore, siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e lascio adesso che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore, vi amo!”.

I Numeri di Francesco Totti e la sua eredità

Francesco Totti chiude la sua carriera con 1 Scudetto, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, 1 Campionato europeo Under-21, 1 Campionato del Mondo, 1 Scarpa D’Oro. Il tutto suggellato dalle 250 reti in Serie A (dietro solo a Silvio Piola, 290), e il record di presenze e reti nei derby della capitale (44 presenze e 11 reti, stesse reti di Dino Da Costa).

Al di la dei numeri, importanti ma mai quanto la sua classe, avrebbe potuto vincere molto di più a livello di Club, ma Francesco Totti ha fatto una scelta ben precisa: scrivere la sua storia d’amore unica con la sua città, andando fuori ogni schema del calcio, ogni ragionamento economico o di ambizione sportiva.

Al di la del Palmares, impreziosito dallo scudetto e dal Mondiale, lascia la piena consapevolezza agli appassionati di calcio di essere stato uno dei più forti calciatori di sempre, per la sua fantasia, classe e visione del gioco assolutamente unica.

Grazie Francesco per le bellissime pagine di calcio che hai scritto.


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