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Gabriel Omar Batistuta: Il Centravanti per eccellenza degli anni ‘90.
Gabriel Omar Batistuta: Il Centravanti per eccellenza degli anni ‘90.

Sports Legends

Gabriel Omar Batistuta: Il Centravanti per eccellenza degli anni ‘90

“Su una stagione di 70 partite, ne facevo 65 e davo sempre tutto. Per me era impossibile accettare di stare fermo per un infortunio. La mia ricetta era fare gol per fare felici i tifosi.”

Batistuta sulla sua carriera

Di gioie ai suoi tifosi ne ha regalate veramente tante. Su tutti, chiaramente, intendiamo i tifosi della Fiorentina, la cui maglia è divenuta una sorta di seconda pelle; a seguire i tifosi della Nazionale Argentina, l’albiceleste, con la quale vanta ancora oggi il record di reti ed infine i tifosi della Roma, che grazie soprattutto ai suoi gol hanno potuto gioire per uno storico scudetto.

Signori e signore, oggi riviviamo la storia del più importante centravanti degli anni ’90: Gabriel Omar Batistuta

Caratteristiche tecniche di Batigol

Due i soprannomi che più degli altri lo hanno caratterizzato nella sua brillante carriera: Re Leone, a Roma, ma soprattutto Batigol, proprio per quelle che sono le sue naturali caratteristiche tecniche. Batistuta ha rappresentato infatti il centravanti per eccellenza, con uno spiccato senso del gol. 

Si è sempre distinto, inoltre, per un vastissimo repertorio: pur non essendo dotato di una tecnica eccelsa, riusciva ugualmente a segnare in ogni modo. Nel suo bagaglio trovano, infatti, spazio gol di potenza, di testa, di destro e sinistro, acrobazia, punizioni. Proprio al primo gruppo appartengono i gol forse più caratteristici di Batistuta.

Il suo tiro, infatti, era solitamente di potenza: record personale 106 km/h, con una predilezione per l’angolo opposto della porta avversaria.

A questo, va ad aggiungersi un temperamento da leader nato, per carisma, tenacia e coraggio, che risultava spesso decisivo per le sorti della propria squadra soprattutto nei momenti più difficili di una partita.

L’infanzia e adolescenza di Batistuta

Gabriel Omar Batistuta nasce il 1° febbraio 1969 ad Avellanada dall’unione di Osmar Batistuta, macellaio e Gloria, segretaria scolastica. La storia di Gabriel è diversa rispetto ai grandissimi campioni della sua epoca e del suo paese: non vive un’infanzia difficile e non illumina con le sue magie le strade della sua città. Egli, infatti, si approccerà al calcio molto più tardi del solito e questo ne segnerà una tecnica grezza rispetto agli altri. 

Vive un’infanzia serena, in una famiglia di classe media. A sei anni si trasferisce a Reconquista, nella provincia di Santa Fe, sulle rive del torrente Rey, esattamente in via Pueyrredón 1024. Tra gli alti e bassi dell’Argentina dell’epoca, anche l’economia familiare è un po’ instabile, ma a casa Batistuta non manca niente. Papà Osmar e mamma Gloria hanno prima Gabriel e poi, in sequenza, tre figlie femmine: Elisa, Alejandra e Gabriela. 

Gabriel in questo periodo va scuola e volentieri con buoni risultati. Tiene il passo fino ai 16 anni; poi però, quando comincia la sua avventura nel calcio professionistico, gli mancano le ultime due classi per il diploma di perito industriale.

Da ragazzo, di fronte alla prospettiva di una partita di pallone con i compagni o quella di una levataccia per andare a pescare, Bati sempre sceglieva la seconda opzione. Dai dieci ai quattordici anni pratica pure pallavolo e pallacanestro, ma a sedici anni, seguendo un po’ il mito di Diego Armando Maradona, inizia a praticare seriamente calcio. 

Dopo aver preso parte ad alcune rappresentative locali, partecipa con il suo Platense una partita ufficiale contro il Racing di Reconquista. Dopo due anni, arriva la chiamata del Newell’s Old Boys. A sceglierlo, uno dei tecnici più importanti per la sua carriera: il loco Marcelo Bielsa.

Batistuta e Marcelo Bielsa

Nel 1987 Bielsa è il tecnico emergente dei Newell’s. Il Loco sa che è una grande occasione per la sua carriera e non vuol lasciare nulla di intentato. Dalla sua ha idee che saranno rivoluzionarie, ma per far ciò ha bisogno dei migliori interpreti. Pertanto, alla guida della sua Fiat 147, decide di partire in giro per l’Argentina.

Il viaggio durerà la bellezza di 24 mila chilometri, dal nord di Resistencia fino al profondo sud della Patagonia. Nel suo percorso incontra tantissimi giovani. In molti lo colpiscono ma è soprattutto uno che fa aizzare le antenne del Loco. Nella zona di Avellanada, infatti, Bielsa incontra Batistuta. 

All’epoca, Gabriel è solo un ragazzino non molto coordinato e con problemi di peso, per via soprattutto di una passione sfrenata per i dolci e il cioccolato. Bielsa sa che però i suoi metodi, rivoluzionari, faranno al caso di Gabriel.  I giocatori, però, lo odiano o lo amano, senza mezzi termini.

“Dopo venti giorni d’allenamento, una volta rientrando negli spogliatoi pensai che per colpa sua non avrei fatto il calciatore. Era così massacrante e non riuscivo a tenere i ritmi che ci imponeva”. 

Batistuta su Bielsa

Invece è l’esatto contrario. Bielsa vede in quel ragazzone dagli occhi spaesati qualcosa di speciale. In campo lo massacra di lavoro, fuori dal campo gli impone una dieta che gli fa perdere una decina di chili. 

Batistuta comincia lentamente a trasformarsi. E Bielsa, un giorno, si presenta nella sua camera con una scatola di alfajores, biscotti tipici argentini e con una stecca di cioccolata. Il primo esame era superato. 

Tra i due si instaura un rapporto padre figlio che permetterà al giovane Bati, di scalare posizioni su posizioni, prendendosi, dapprima la prima squadra e dopo un solo anno Buenos Aires, con la maglia del River Plate e Boca Juniors.

Batistuta e l’anno al River Plate

Dopo le finali di Copa Libertadores giocate, e perse, con la maglia del Newell’s, i dirigenti del River Plate decidono di puntare su di lui. L’allenatore Merlo gli concede fiducia sin da subito e Gabriel lo ripaga con un campionato importante condito da 17 reti.

La squadra, nonostante ciò, non decolla, così il nuovo presidente decide di cambiare guida tecnica e di chiamare il mitico Daniel Passarella, ex bandiera del club con trascorso anche nella nostra serie A. Egli sarà l’unico allenatore a non credere nelle potenzialità di Batistuta. Dopo il primo allenamento, decide di delegarlo tra le riserve della squadra senza concedergli mai una possibilità. 

Batistuta convincerà tutti nella sua strabiliante carriera in merito al suo incredibile senso del gol e potenza di tiro, ma questo non basterà mai a Passarella per ricredersi. Più avanti, infatti, lo escluderà da ct dai convocati per la Copa America ’97, nonostante sia il goleador della nazionale da anni. Solo un plebiscito popolare e la spinta di Maradona lo porterà a convocarlo per il Mondiale di Francia ’98, dove tornerà a fare ciò che sa fare meglio: i gol.

Tornando però indietro, nel 1990, per Gabriel non c’è più spazio. Il divorzio è inevitabile. Un gioco di prestigio del suo procuratore Settimio Aloisio (che acquista la metà del suo cartellino) permette a Batigol di trasferirsi nel Boca, la storica rivale del River. Dall’inferno, al paradiso. In un sol colpo realizza due sogni: indossare la maglia della sua squadra preferita e del suo idolo, di cui conserva ancora il primo poster, ovvero Diego Armando Maradona.

Come ogni favola che si racconti, Batigol lascerà il segno nella sfida al Monumental contro il River Plate e ad ogni gol lo sguardo, fisso, lo rivolge sempre verso la panchina avversaria, più precisamente verso il tecnico Passarella.

Batistuta al Boca Juniors

Il Boca Juniors rappresenta una tappa fondamentale nella carriera di Batistuta. Qui farà l’incontro con un altro tecnico che ha segnato la storia del calcio. Oscar Washington Tabarez. Il tecnico gli cambia ruolo, spostandolo da attaccante esterno a centravanti puro. Diventerà dunque il 9 che lo consegnerà alla storia come il miglior marcatore della Nazionale argentina di sempre.

Proprio al termine della stagione ’91, partecipando alla Copa America 91, la sua carriera prende la svolta che lo consacrerà definitivamente. Viene convocato dal Ct e arruolato come titolare nell’Argentina, a fianco di Caniggia. Con 6 reti si laureerà capocannoniere, trascinando la sua squadra alla vittoria che mancava dal 1959.

Un tripudio per Batistuta che stava per intraprendere il salto di qualità, trasferendosi nel vecchio continente. Tutto però ha inizio con una scommessa tra il giovane argentino e il suo procuratore, Settimio Aloisio. 

“Tra una settimana inizia la Coppa America, se vuoi coronare il tuo desiderio di giocare nel calcio italiano devi segnare almeno sei gol. Scaraventa quei palloni dentro e io ti regalo il tuo sogno”

Settimio Aloisio a Batistuta

Due gol al debutto contro il Venezuela, gol al Cile padrone di casa; ancora in rete contro Paraguay e Brasile. Ad ogni gol stessa storia: Batistuta, gioioso, cerca lo sguardo del suo agente e gli urla festante “Quanti gol mi mancano per andare in Italia?”. In finale con la Colombia, arriverà il sesto timbro, il più importante e decisivo che gli vale la competizione e la firma sul nuovo contratto.

Ad attenderlo, il Bel paese: in particolare la Fiorentina di Cecchi Gori che sborserà l’enorme cifra di 6 miliardi di lire.

L’inizio della storia d’amore di Batistuta e la Fiorentina

In maglia viola Batistuta legherà gran parte della sua vita calcistica: ben nove stagioni, condite da alti e bassi di risultati, ma con un unico comune denominatore: i gol e l’amore dei tifosi nei suoi confronti. Lo stesso Batistuta ha motivato la scelta di un amore così lungo:

“Vincere un titolo con il Manchester, all’epoca, era abbastanza facile. Vincere un campionato con 15 punti di distacco, però, non mi attirava granché. Volevo segnare contro i più grandi difensori italiani, i migliori del mondo all’epoca.

Se me ne fossi andato, avrei segnato di più, avrei potuto vincere la Liga o la Premier League. Avrei vinto il Pallone d’Oro se avessi giocato nel Barcellona o nel Manchester…ma io volevo vincere con la Fiorentina”.

Batistuta sulla sua carriera

I buoni propositi ci sono tutti, ma l’arrivo in Italia si mostra al quanto in salita per il bomber argentino. Non tanto per sue colpe, quanto per decisioni tecniche iniziali che lo mettono da parte. Non gioca ed è solo riserva. Il tecnico brasiliano Lazaroni vede altri attaccanti e anche il suo successore, Radice sembra continuare su questa falsa riga. Le cose cambiano il 26 Febbraio 1992. 

Allo stadio Artemio Franchi di Firenze arriva l’acerrima nemica: la Juventus. Batigol va in rete di testa al 7’ del primo tempo, portando in discesa l’incontro. Il giorno dopo la Gazzetta dello Sport invita i tifosi a mandare un fax alla redazione da rigirare a Batistuta. In due giorni arrivano 5.000 messaggi. Gabriel Omar ricambierà con altri 12 centri in appena due mesi. A Firenze è scoppiato un nuovo amore.

“Mi innamoro solo se

Vedo segnar Batistuta

Correre alla bandierina

Bomber della Fiorentina”

Coro tifosi Fiorentina per Batistuta

L’anno successivo siglerà altre 16 reti che però non saranno sufficienti ad evitare la retrocessione, nonostante un mercato estivo importante e obiettivi iniziali totalmente diversi.

L’amore di Batistuta per la Fiorentina

In Europa tutti si rendono conto della forza straripante di Batistuta. La retrocessione della Viola rende l’argentino un prelibato oggetto del desiderio di tutte le big Europee. A contenderselo anche il Real Madrid, sceso in campo con un’offerta interessante. Ma Gabriel è uno che non fugge. 

«C’era un’immagine che dovevo cancellare dai miei occhi: il vecchio presidente Mario Cecchi Gori costretto a lasciare lo stadio dentro un cellulare della polizia. Volevo bene al presidente. Aveva investito nella Fiorentina tanti soldi e tanta passione. Non potevo lasciare la squadra in serie B»

Batistuta su Mario Cecchi Gori

Il tempo di vincere un’altra Copa America, con tanto di doppietta decisiva in finale contro il Messico, che Batigol è pronto a ricominciare li dove aveva lasciato. Riprende a segnare a raffica e porta la squadra, adesso allenata da Claudio Ranieri, di nuovo nella massima serie, come promesso al Patron gigliato.

La promozione arriva domenica 8 maggio 1994Fiorentina-Ascoli 5-1, con due gol di Gabriel.

Il primo pensiero va proprio a Mario Cecchi Gori, scomparso, però, a novembre per un attacco cardiaco. 

«Voleva bene alla Fiorentina e non doveva morire con la sua squadra in serie B. La vita, a volte, è ingiusta».

Batistuta su Mario Cecchi Gori

Batigol riversa il suo dolore e la sua riconoscenza tutta in campo, provando a dimostrare il suo affetto verso colui che gli aveva dato tanto nell’unico modo che conosce. Inizia il nuovo campionato, di nuovo in serie A segnando per undici giornate consecutive. Chiuderà la stagione con 26 reti e il titolo di capocannoniere della serie A. Proprio qui nascerà il suo secondo soprannome: dalla rabbia agonistica, dalla potenza straripante nasce Re Leone.

Le ultime stagioni in viola di Batistuta

La Stagione 1995-1996 è sicuramente la più importante tra quelle del ciclo Bati-Firenze. Con Ranieri in panchina e l’amico Rui Costa alle spalle il Re Leone trascina la squadra viola al terzo posto. Ma non è finita. Il 17 maggio 1996 arriva anche il primo titolo. La Fiorentina batte per 2 a O l’Atalanta e conquista la Coppa Italia

«Sbucando dal tunnel con la Coppa in mano mi sono sentito, per un attimo, il padrone del mondo».

Batistuta sulla Coppa Italia

Tre mesi dopo il Re Leone mette in ginocchio il Milan nella sfida di Supercoppa italiana. Bati va subito a segno beffando con un delizioso numero in palleggio Franco Baresi. Poi, quando ormai la partita sembra destinata ad andare ai supplementari inventa una magia su calcio di punizione. 

L’esultanza diventa presto virale: Batigol va a cercare, a bordo campo, una telecamera della Rai. L’urlo: «Te amo Irina»entra nelle case degli italiani.

La stagione successiva si ricorda per la sfida al Camp Nou contro il Barcellona. Il Re Leone realizza il gol dell’1-1 con un siluro da fuori area di rara bellezza. 110.000 spettatori presenti ammutoliti. Continuano a fioccargli offerte, prontamente rispedite al mittente. Batigol continua la sua storia d’amore con la Fiorentina facendo sempre e solo gol: 21 nel ‘98 e 17 in 17 partite nel ‘99.

A guidare la Fiorentina c’è il Trap. Al termine del girone d’andata i viola si trovano al comando della classifica. Il Re Leone sembra padrone del campionato ma, all’improvviso, si infortuna. La stessa domenica in cui la sua prima alternativa, il brasiliano Edmundo, decide di partire per una vacanza in Brasile in concomitanza con il carnevale di Rio. La Fiorentina vede sfuggire dì mano il titolo.

L’ultima prodezza degna di nota al Wembley contro l’Arsenal. Una magia. Ma è anche la fine di una storia.

Lo storico scudetto di Batistuta a Roma

Le offerte non mancano e la proprietà stavolta è pronta ad ascoltarle per ripianare i debiti e regolare il bilancio. Lo stesso Batistuta ha voglia di una nuova sfida e di vincere un meritato trofeo anche a livello di club.

La sua scelta si mostrerà ancora una volta coerente col suo credo. Rifiuta le big europee per scegliere il progetto di Franco Sensi. Voler riportare lo scudetto nella capitale italiana lo affascina come non mai.

Pur avendo 31 anni, viene acquistato per la cifra record di 70 miliardi di lire. Ad attenderlo uno dei calciatori italiani più forti di sempre: Francesco Totti.

Gabriel Omar Batistuta ripagherà subito la fiducia e l’investimento. Con un contributo notevole di 20 reti riporterà dopo decenni lo scudetto nella città capitolina, strappandolo dal petto degli eterni cugini rivali. Inutile dire come Batigol sia riuscito ad entrare immediatamente nel cuore dei tifosi giallorossi.

Il suo cuore, però, non può dimenticare la lunga storia d’amore gigliata. Motivo per il quale, il 26 Novembre 2000, quando il destino deciderà che dovrà essere proprio lui a sbloccare una tiratissima partita con la Fiorentina negli ultimi minuti di gioco con un tiro potentissimo da fuori area, le lacrime scenderanno a dirotto, tra gli abbracci e la consolazione dei compagni.

In rete anche nell’ultima partita della stagione, contro il Parma, dove invece potrà festeggiare finalmente lo scudetto tanto agognato e rincorso nelle stagioni precedenti.

Batistuta e il finale di carriera

Dopo una breve parentesi di sei mesi tra le file dell’Inter, dove a causa di continui infortuni, siglerà solo due reti, Batistuta decide di chiudere la sua carriera in Qatar, siglando un accordo con l’Al-Arabi, club di Doha. Con 25 gol in 18 partite, mostrerà, seppur in un campionato poco probante, la classe e la natura da fuoriclasse di chi a 34 anni avrebbe ancora potuto dire la sua in un altro contesto. L’anno successivo subisce un brutto infortunio alla quarta giornata di campionato e decide di ritirarsi.

L’eredità di Batistuta

Oltre ad aver lasciato il segno in Nazionale (il suo record di reti è stato eguagliato e poi superato da Messi solo nel 2016), Batistuta lascia un ricordo indelebile di forza e leadership. I suoi gol hanno appassionato i tifosi di un’intera generazione.

Per la sua lealtà in campo e la sua classe, Batistuta ha sempre goduto del rispetto e ammirazione anche dei tifosi avversari.

Tanti bomber hanno cercato di emulare il suo modo di segnare e di giocare. Pochi hanno avuto la stessa lealtà.

Per i tuoi gol, ma soprattutto per i tuoi valori,

Grazie Batigol


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