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Michel Platini: Quando nella via del Piccolo Principe nacque Le Roi
Michel Platini: Quando nella via del Piccolo Principe nacque Le Roi

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Michel Platini: Quando nella via del Piccolo Principe nacque Le Roi

Il calcio, come sappiamo, è emozione: un connubio di passione e senso di appartenenza per le gesta dei beniamini della propria squadra. Quando la fantasia si intreccia con la classe cristallina di un talento, allora le emozioni si amplificano e si ha il passaggio da campioni a leggende. Fra queste, nella storia del calcio, non possiamo non menzionare Michel Platini, simbolo di Francia e Juve, tre volte Pallone d’Oro, nato in un piccolo comune francese da famiglia italiana.

Egli, nato nella via dedicata a via Antoine de Saint-Exupéry, famoso autore del Piccolo Principe, scalerà le vette del calcio, giungendo alla gloria con l’appellativo di re, o meglio “Le Roi”

Il piccolo Michel Platini

Nonno Francesco Platini (con l’accento sulla prima i, secondo la classica pronuncia italiana), dalla provincia di Novara, era partito alla volta della Francia in cerca di fortuna. Punto di arrivo un piccolo paesino di minatori, per lo più migranti italiani come lui: Jœuf. Dopo un breve ritorno in Italia, farà nuovamente tappa nella stessa cittadina dove comprerà un bar, il “Cafè des sportifs”, dove si parla solo di calcio.

Qui nasce il figlio Aldo, che si sposerà l’italiana Anna Piccinelli. Dalla loro unione nascerà il piccolo Michel che dal padre erediterà il talento per il calcio.

A 7 anni, sotto casa, i primi calci al pallone. Come porta la saracinesca del garage; in porta Fufi, il cane. Michel si diverte a sfidare sé stesso e si pone, di volta in volta, obiettivi sempre più difficili da colpire. Gli angoli del garage, un ramo, un palo. Proprio qui affinerà la sua tecnica verso quelle punizioni che diverranno memorabili.

I primi provini di Michel Platini

Nonostante una piccola corporatura che gli valeva l’appellativo di “nano” tra i coetanei, Michel mostra doti superiori per la sua età ed è un piacere per gli occhi di chi lo guarda. I primi provini, però, non vanno a buon fine.

A 14 anni il primo a Parigi: allo stadio di Colombes tira un fortissimo vento che rende impraticabili le giocate del piccolo talento che si vede allontanare ben presto dal campo di gioco, in cambio di un biglietto turistico per la Tour Eiffel. 

Poco dopo, a seguito di una grande prestazione in una semifinale regionale di Coppa Gambardella contro il Metz, arriverà la seconda delusione. Gli osservatori del Metz sono entusiasti, supera pure il provino. A fermarlo Jean Claude Michel, il medico:

Mi misero davanti ad uno spirometro. Un tipo mi dà un tubo e mi dice: soffiaci dentro. Soffiai, ma cautamente. Il tipo mi dice: soffia più forte. Io riprovo. Quello fa: ancora più forte. Non so come, forse l’emozione, io soffiai forte e persi i sensi. Mi dissero che l’ago rivelatore aveva segnato tre litri d’aria, che era una capacità polmonare fiacca e mi liquidarono con una bella sentenza: insuffisance cardiaque».

Platini sul suo provino al Metz

La prima squadra di Platini: il Nancy

Papà Aldo è consapevole del talento del figlio, così telefona all’amico Colliot, ex giocatore di Ligue 1 e allenatore delle giovanili del Nancy. Quest’ultimo si convince a vederlo e non dimenticherà mai più in vita sua il primo incontro con Le Roi. Michel Platini ha 17 anni e per lui arriva il primo contratto da calciatore.

Michel ricorda la prima volta che fece la carta d’identità: alla voce professione mise proprio calciatore. Il funzionario, ridendo, spiegò che la voce giusta da mettere era studente, anche perché quella del calciatore non è una professione. Mai parole furono più sbagliate.

Prima partita di Michel Platini con la maglia del Nancy: sfida contro il Wittelsheim. Il tabellino finale segnerà un perentorio 4-0 con la tripletta di Michel. I giornali, il giorno dopo scriveranno: “È nato un campione”. Con buona pace del medico del Metz.

Sembra essere tutto in discesa, con l’avvento, diciassettenne in prima squadra. Invece, il 5 Novembre 1972 segnerà il suo primo stop: doppia frattura del malleolo della caviglia destra, alla quale seguirà, qualche mese più tardi la frattura del polso. Nella primavera ’73 arriva finalmente il tempo di Michel Platini: contro il Lione firma due reti e due assist nella vittoria per 4-2 che lo mettono in rampa di lancio per la stagione successiva.

Le annate successive vedranno alti e bassi. La retrocessione condita da un anno spesso in sottotono, alla quale seguirà una promozione diretta in Ligue 1 con 32 partite e 17 gol. L’anno successivo migliora ancora lo score salendo a 22 reti su 31 partite giocate. Arriva così la chiamata in Nazionale.

Parco dei Principi, 27 marzo 76. Minuto 73 la Francia procura una punizione. Si prepara il veterano Henri Michel. Michel si avvicina e gli dice: “Fammi tirare che la metto in rete”. Detto, fatto. Gol

L’Addio al Nancy e il Sant’Etienne

L’ultimo anno al Nancy è un altro calvario. Arriverà un nuovo infortunio, infatti, che lo terrà lontano dai campi di gioco per molto tempo. Salterà infatti sette mesi, tornando in campo soltanto a marzo. Il rapporto con i tifosi è ormai logoro, dopo aver dichiarato, l’estate precedente, che comunque questa sarebbe stata la sua ultima stagione con addosso tali colori.

Forte di un preaccordo con l’Inter, di cui da piccolo ammirava il grande Mazzola, non finirà mai nella squadra milanese a causa di una serie di incomprensioni, prima burocratiche (il blocco degli stranieri) poi di tempismo, che porteranno le Roi a scegliere il Sant’Etienne, il club più titolato in Francia che aveva anche sfiorato la Coppa Campioni.

La scelta si rivelerà azzeccata, perché quella che cerca adesso Platini è la consacrazione e questa arriva soltanto con i trofei. Dopo la prima annata di ambientamento, in cui calcherà anche i palcoscenici europei in Coppa Uefa, arriverà lo scudetto nella stagione 1980/1981, il decimo e ultimo per la compagine transalpina. Stavolta il contributo di Michel è fondamentale: decisivo tutta la stagione, compresa la sfida decisiva finale con il Bordeaux, decisa con una doppietta.

Michel Platini e la Juventus: storia di un grande amore

Dopo il Mondiale in Spagna, per Michel si aprono le porte della Juve. Il primo anno parte in salita, con una pubalgia che non gli da tregua e con un ambientamento più difficile del solito. A metà stagione, però si sblocca e inizierà a segnare a raffica: 14 reti in campionato nelle ultime dieci gare, che lo porteranno a 16 reti stagionali. Record come esordio, ma non abbastanza per aggiudicarsi lo scudetto che andrà alla Roma. Altre 12 reti nelle coppe che lo vedranno sollevare la Coppa Italia, ma sfiorare soltanto la Coppa Campioni, persa in finale contro l’Amburgo. 28 reti totali che lasciano l’amaro in bocca per i trofei sfiorati, ma che gli valgono il primo Pallone d’Oro.

Nei tre anni successivi, la Juve diventa una schiacciasassi. Vincerà scudetti (’84, ’86), Coppa delle Coppe e Coppa Campioni (’84, ’85) Supercoppa Europea, Coppa intercontinentale a Tokyo e come se non bastasse, con 9 reti in 5 partite, vincerà da goleador l’Europeo con la Francia e altri 2 Palloni d’Oro. Record che verrà eguagliato poi da Van Basten e superato, dopo trent’anni, da Messi e Cristiano Ronaldo.

Tutti questi trofei sono scanditi da gol a raffica, molti dei quali di rara bellezza. Marchio di fabbrica le punizioni, Michel nel suo repertorio inserisce tutto ciò che contempla la fantasia. I tifosi sono innamorati di lui e pur giocando da centrocampista vince continuamente le classifiche marcatori.

Di queste vittorie, una delle più importanti sarà contemporaneamente la più triste della carriera di Platini: la Coppa dei Campioni vinta il 29 Maggio 1985 ai danni del Liverpool, giocata in un clima surreale dopo quanto accaduto sugli spalti: il crollo del muro nel settore degli juventini, durante gli scontri con gli hooligans inglesi che costò la vita di 39 spettatori, con oltre 200 persone.

L’addio di Michel

Michel vivrà le stagioni successive in sottotono, fra infortuni continui e stimoli che non saranno più quelli degli anni precedenti. Le Roi, alla conclusione della stagione 86/87 decide, a soli 32 anni di dire addio al calcio.

“Sono triste, oggi è morto il bambino che era in me. Ora devo conoscere un nuovo mondo, quello delle persone comuni.”

Le Roi il giorno del suo ritiro

Tutti hanno la sensazione che ancora le Roi avrebbe tanto da dire al calcio, ma allo stesso tempo non si può dir nulla a chi per anni ha deliziato fan e sportivi con un calcio cristallino. Al suo addio, Boniperti dirà “Uno come lui nasce una volta ogni 50 anni”.

Forse è vero, o forse no. Forse ci vorranno più anni per vedere un altro Roi.

Nel frattempo,
Grazie Michel


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