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Paolo Maldini: un Cuore di Drago a tinte rossonere -
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Sports Legends

Paolo Maldini: un Cuore di Drago a tinte rossonere

“Ogni volta che c’era una vittoria ci abbracciavamo. A volte andavo io da lui, mentre altre correva lui da me. La cosa bella di Paolo era che ti diceva sempre grazie. Dopo ogni successo da vero leader al rientro negli spogliatoi, aveva due riti. Il primo era quello di togliersi la fascia e metterla sopra il suo armadietto. Il secondo era quello di ringraziare tutti, stringendogli la mano. mai visto uno così, con il suo carisma. 

C’erano giovani che mollavano subito la presa, mentre lui si allenava più di tutti anche a 39 anni. Ricordo che un giorno gli chiesi: “Paolo ma come fai?” Lui mi rispose: “lo faccio per mostrare a tutti quelli che arrivano dopo, che non bisogna mai abbassare la guardia, anche a 40 anni. Mi trascino sempre il gruppo perché io sono il capitano e devo essere il primo a dare l’esempio”. Quel Milan era vincente perché aveva grandi giocatori, ma aveva soprattutto un’anima. Quell’anima si chiamava Paolo Maldini. 

Carlo Ancelotti, Preferisco la Coppa

Paolo Maldini è stato, è ancora e sarà per sempre l’anima del Milan. Perfetto connubio tra uomo ed emblema del club italiano più titolato al mondo. Figlio di Cesare, padre di Daniel, i Maldini rappresentano una dinastia che da più di mezzo secolo accompagna i colori rossoneri.

Ammirato e onorato in tutto il mondo, Paolo Maldini rappresenta la storia del calcio italiano e Mondiale. Con il Milan nel cuore!

Gli inizi di Paolo Maldini 

Paolo Maldini nasce a Milano il 26 giugno del 1968, quarto di sei figli di Cesare Maldini e Marialuisa Mazzucchelli. Il padre è stato una bandiera del Milan, primo calciatore italiano ad alzare una Coppa Campioni, nel mitico stadio di Wembley. Cesare sa quanto può essere difficile per i suoi figli intraprendere la sua strada, date le pressioni che verrebbero riposte in loro da paragoni ingombranti e per questo non forza nessuno di loro.

Paolo, però, sin dai primi calci in oratorio Spirito Santo di Milano, mostra una passione sviscerale per il calcio palesando un desiderio e un talento fuori dal comune. Così, a soli dieci anni, è lui stesso a chiedere al padre di poter iniziare a giocare sul serio. Il padre, sempre convinto della libertà da lasciare al figlio, chiede per quale squadra volesse fare il provino, ma Paolo non ha dubbi: vede solo Milan. 

Cesare lo accompagna ai campi di Linate dove ad attenderlo c’è Fausto Braga, allora responsabile delle selezioni giovanili del Milan, insieme ad un altro monumento del settore: Francesco Zagatti. I due chiedono a Maldini senior in quale ruolo provarlo: ala destra. Il piccolo Paolo impressionerà per corsa, tenacia e movenze insolite per un bambino della sua età. 

Paolo inizia tra lo scetticismo generale, portandosi dietro un cognome pesante. Ben presto tutti inizieranno a ricredersi davanti a uno dei più forti difensori della storia del calcio.

La Primavera e l’esordio in prima squadra di Paolo Maldini

Paolo comincia così il suo percorso che lo vedrà scalare posizioni e vette sempre più importanti nella storia del Club. Nelle giovanili inizia a seguire i primi dettami tattici, sempre con un’abnegazione e uno spirito di sacrificio fuori dal comune. Arriva, dunque, alla Primavera del Milan con due anni di anticipo. Anche qui ci mette poco a scrollarsi di dosso gli spauracchi del raccomandato di turno, mostrando personalità e talento da vendere.

Agli ordini di un giovane Fabio Capello, Maldini si inserisce presto negli schemi tattici voluti dal tecnico e diventa presto un titolare inamovibile. Alla sua prima stagione in Primavera, nel 1984/1985 vince il suo primo trofeo, la Coppa Italia.

Nello stesso anno, però, debutta in campionato, all’età di sedici anni e 208 giorni. È il 20 gennaio 1985 e a Udine va in scena Udinese-Milan, quando Nils Liedholm lo butta nella mischia al posto di Sergio Battistini, facendo di Paolo Maldini il più giovane calciatore esordiente con la maglia del Milan. Record ancora in essere. 

Al momento del cambio Liedholm gli chiese: “Vuoi giocare a destra o a sinistra?”. Paolo risposte di getto “Dove vuole lei, mister”. Poco importa se in quel momento indossasse le scarpe antighiaccio di due misure più piccole del compagno Ray Wilkins.

A fine gara il tecnico dirà: “Paolo ha una grande carriera davanti a sé”. Mai parole furono più profetiche.

L’ascesa di Paolo Maldini

Il 20 Febbraio 1986 è una data storica per il club rossonero: l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi rileva un Milan sull’orlo del fallimento. Sin dalla sua presentazione, il neopresidente sbandiera gli obiettivi della sua squadra: imporsi in Italia, in Europa e nel Mondo. Un visionario, anche se d’impatto l’effetto su stampa ed esperti fu quello di un folle.

La prima stagione inizia con l’esonero di Liedholm e si conclude con la qualificazione alla Coppa Uefa. Quindi, tra lo stupore generale, arriva un nuovo allenatore sconosciuto ai più, che rivoluzionerà il calcio: Arrigo Sacchi.

Concetti nuovi, un calcio offensivo e propositivo agli antipodi del catenaccio italiano con un pressing continuo e asfissiante. Paolo Maldini si applica parecchio per capire i movimenti da fare, con la palla e senza: proprio sulle fasce il lavoro preteso dal nuovo allenatore è molto intenso. 

I risultati non tardano ad arrivare: scudetto nel 1987/1988, due Coppe Campioni, 1989 – 1990, Supercoppa Europea ‘89 – ’90, Coppa Intercontinentale 1990. Nel giro di tre anni il Milan è campione d’Italia, in Europa e nel Mondo e tra i protagonisti della grande cavalcata, lui, ventenne dalle stigmate del campione. 

Gli anni ’90 di Paolo Maldini

Paolo Maldini diventa, nel giro di pochi anni, uno dei più forti difensori al Mondo attirando tutte le attenzioni su di sé. Componente imprescindibile di una retroguardia, quella rossonera, storica, Paolo si impone partita dopo partita con l’intraprendenza di un veterano. Diventa ben presto un elemento di spicco nel suo club e nella Nazionale, dove ben figura sia a Italia ’90 che ad Usa ’94, seppur sfiora soltanto il titolo iridato a Pasadena contro i brasiliani.

Se in Nazionale arrivano cocenti delusioni, nel Club continua la sua ascesa vincendo ancora, soprattutto in Europa. Con la guida del suo primo allenatore, Fabio Capello continua a conquistare un’altra Coppa Campioni, nel 1994 (roboante 4-0 ai danni del Barcellona), perdendo però altre due finali della stessa competizione.

I due hanno caratterizzato le loro carriere per il loro modo, diverso, di imporsi come leader: Capello come sergente di ferro, Paolo Maldini come leader indiscusso dello spogliatoio e capitano. Tra i due, soprattutto nell’ultimo anno del tecnico al Milan, ci sono pure state delle incomprensioni, ma anche a distanza di anni il tecnico dice di lui:

“Maldini è semplicemente il miglior difensore al mondo.”

Fabio Capello

Terzo classificato al Pallone d’Oro nel 1994, così come anche nel 2003, Paolo Maldini è riconosciuto all’unanimità anche dai suoi colleghi come uno dei migliori interpreti del suo ruolo:

“Ci sono grandi giocatori e ci sono fuoriclasse, Paolo è andato oltre questo termine. È un simbolo.”

Alessandro Del Piero

“Quando giocavo contro il Milan attaccavo dove non difendeva Maldini”.

Zinedine Zidane

“Uno dei giocatori che mi ha messo più in difficoltà. Ogni volta che andavo dal suo lato, praticamente l’azione non andava avanti. Spesso infatti andavo dalla parte opposta. 

Ronaldo, il Fenomeno

Il ciclo di Paolo Maldini con Carlo Ancelotti

Se la fine degli anni ’90 è fatta di alti e bassi, su tutti l’eliminazione ai rigori contro la Francia al Mondiale ’98 con il papà Cesare come ct e lo scudetto 1999 con Zaccheroni in panchina, i primi anni 2000, che accompagneranno Paolo verso la fine della sua carriera, saranno nuovamente colmi di grandi soddisfazioni, soprattutto in Europa.

Quando Carlo Ancelotti arriva sulla panchina del Milan, Paolo ha già in bacheca sei scudetti, tre Champions League, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe Europee e quattro Supercoppe Italiane. Un palmares che nemmeno dopo un’intera carriera tantissimi campioni riescono a immaginare.

Il Milan viene da un brutto periodo, con Fatih Therim esonerato per fare spazio al tecnico di Reggiolo. Paolo non ne vuole sapere di abbandonare la nave e ripone la sua totale fiducia a Carletto, dapprima compagno di squadra a fine anni ’80 primi 90, adesso di nuovo a fianco nelle vesti di allenatore. 

Sua l’intuizione di seguire quanto fatto in precedenza da Mazzone, riproponendo Pirlo sulla mediana; suo il merito di forgiare e amalgamare una squadra piena di nuovi campioni: Gattuso, Rui Costa, Ambrosini, Shevchenko, Inzaghi, Seedorf. Nella linea arretrata, ad affiancare Paolino, un altro fuoriclasse assoluto: Alessandro Nesta. I due, insieme, faranno la storia del club e del calcio.

Arriveranno altre due Champions League: 2003 nel derby italiano di Manchester contro la Juventus e nel 2007 contro quel Liverpool che due anni prima aveva soffiato ai rigori il titolo ai rossoneri.

Paolo Maldini: un uomo da record

Paolo Maldini è il recordman di presenze con la maglia rossonera. Le presenze complessive con il Milan saranno alla fine 902 e sempre con la stessa maglia arriverà il record di presenze in serie A, 647, superate solo nel 2020 da Gianluigi Buffon. Anche in Europa, in Champions League vanta il maggior numero di finali raggiunte: ben 8, come la leggenda del Real Madrid, Francisco Bento. 

Al termine della stagione 2008/2009, con le 40 candeline già spente, il 24 Maggio darà l’addio al calcio. Davanti a lui 72.681 spettatori che affollano San Siro, la Scala del calcio, per omaggiarlo dell’ultimo saluto.

Giornata d’emozioni, di pianti e di saluti. Macchiata, come tutti ricordano, dai fischi da parte della parte più facinorosa della Curva Sud, che tirano uno striscione polemico nei suoi confronti. Paolo Maldini, da sempre determinato e leader indiscusso dello spogliatoio, non è mai sceso a compromessi, soprattutto con gli ultras e questo non gli viene perdonato. Ma Maldini non ne fa un problema: come sempre tira dritto per la sua strada, tra gli applausi scroscianti di tutto lo stadio a far da contraltare. 

Il nuovo ruolo di Paolo Maldini

Dopo un allontanamento dal mondo del calcio durato meno di dieci anni (se non si considera l’ingresso nel Soccer Usa compre proprietario del primo club di Miami nel 2015), Paolo torna li dove aveva lasciato. Dal 2018 rientra a casa sua, al Milan nelle vesti di direttore tecnico. 

In un Milan profondamente rinnovato e cambiato, dopo diversi cambi di proprietà e ridimensionamenti di obiettivi, Maldini torna con l’intento di riportare lo spirito storico della squadra.

Con scelte drastiche e importanti, come la scelta di Pioli e Ibrahimovic, condite da una presenza costante, Maldini ad oggi sta riuscendo nell’impresa di riportare nuovamente in alto i colori rossoneri. Con la chiusura del 2020, il Milan è la squadra che ha raccolto più punti nell’anno solare in campionato. 

Tra le file rossonere, in attacco, troviamo il giovane Daniel Maldini. Terzo di una dinastia che rimarrà per sempre legata a doppio filo ai colori rossoneri.

Perché Maldini è sinonimo di Milan.

Un “Cuore di Drago” a tinte rossonere.


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