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Sandro Mazzola: una vita da Nerazzurro
Sandro Mazzola: una vita da Nerazzurro

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Sandro Mazzola: una vita da Nerazzurro

Sandro Mazzola è stato sicuramente uno dei più importanti calciatori italiani di tutti i tempi. Se si contano gli anni delle giovanili, sono ben venti quelli che Mazzola trascorre con addosso la maglia nerazzurra. Rispettivamente quattro e sedici condite, quest’ultime da 565 presenze e 158 reti.

Figlio dell’indimenticato Valentino Mazzola, eterno eroe del Grande Torino, Sandro è riuscito nell’ardua impresa di riprendere le gesta del padre, riuscendo a lasciare la propria impronta nella storia del calcio, pur consapevole del peso del suo cognome, vista la leggenda del padre.

L’infanzia di Sandro Mazzola

Sandro Mazzola nasce a Torino domenica 8 Novembre 1942. Nè il giorno, nè la città sono un caso: nel capoluogo piemontese, il padre è una leggenda della squadra granata, mentre la domenica è per eccellenza il giorno del calcio, del quale diverrà simbolo.

Già all’età di quattro anni, Sandro si ritrova sul prato verde della serie A ad accompagnare il papà nel prepartita, in quella che è la tradizionale passerella dei giocatori con i bimbi lungo sino al cerchio di centrocampo. 

“Quando ero piccolo, mi attaccavo alla sua mano quando entravo qui. Tutta la gente fuori dallo stadio voleva l’autografo: io mi spaventavo. Poi mentre loro si cambiavano, io stavo fuori dallo spogliatoio e giocavo a pallone. E poi entravo in campo tenendo per mano mio papà.”

Sandro Mazzola

Solo tre anni più tardi, il 4 maggio 1949, tali sogni verranno spezzati dalla prematura morte nella tragica, in quel di Superga.

Me la tennero nascosta per parecchio. Dov’è papà? Chiedevo. In viaggio con la squadra, la risposta. Un giorno mi trovavo a casa di mamma, a Cassano d’Adda. Stavo giocando in cucina a fare il radiocronista alla Nicolò Carosio, il nostro mito: mi ero accucciato sotto al tavolo-cabina radio con in mano una banana-microfono… Beh, entrarono mia madre e un’amica e mamma singhiozzava. Da quello sfogo, seppi…”

Sandro Mazzola

Sandro non ha ancora compiuto sette anni, ma la sua infanzia è spezzata.

Sandro Mazzola e l’Inter: Amore a prima vista

Benito Lorenzi, attaccante dell’Inter, detto “Veleno” per il suo carattere ed atteggiamento in campo veniva puntualmente convocato in Nazionale, ma non giocava mai titolare. Allora mio padre, che ne era capitano, un giorno disse all’allenatore Pozzo: “Son due anni che convoca questo ragazzo e poi non lo fa giocare mai. Penso sia arrivato il momento.” Lorenzi era li vicino e sentì tutto. Apprezzò quel gesto e da quel momento diventò un grande amico di mio padre.”

Lorenzi non dimentica l’amicizia e la riconoscenza nei confronti del mito di Valentino Mazzola. Così, alla sua morte, ogni qualvolta l’Inter giocava a San Siro, andava a Cassano d’Adda a prelevare i due ragazzi, Sandro e il fratello Ferruccio, e li portava nel grande stadio milanese ad assistere alla partita dai bordi del campo con la maglia nerazzurra con il biscione sul petto. In breve, i due diventeranno le mascotte della squadra.

Saranno gli stessi calciatori dell’Inter a vederne le potenzialità. Il piccolo Sandro sembra avere la stoffa del campione; quasi come fosse scritto nel suo DNA. Il patrigno Piero, a differenza della mamma, restia a fargli intraprendere una carriera nel segno del paragone ingombrante, lo accompagna sino ai campi d’allenamento dei nerazzurri per un provino.

Era l’estate del ’57. Da quel momento trascorreranno altri vent’anni con la stessa maglia che diverrà una seconda pelle.

Gli inizi all’Inter di Mazzola

Per maestri, avrà, in tempi diversi, Peppino Meazza e Giovanni Ferrari, Maino Neri, il Mago Herrera e Benito Lorenzi. Quest’ultimi sono forse quelli che influiranno di più sul suo carattere di giocatore. Lorenzi, quasi con un senso paterno, visto il legame affettivo, non fa altro che ripetere spesso a Sandro: «Ricordati che quando si va in campo bisogna essere convinti e sicuri della vittoria. Non pensare mai alla sconfitta».

Il Mago Herrera ne carpirà, invece, le doti fuori dal comune. Mentre per tanti era sempre il figlio dell’immenso e compianto Valentino, per l’allenatore di Buenos Aires Sandro rappresentava il talento su cui puntare tutto. Insieme ad un altro ragazzo della primavera: un certo Giacinto Facchetti

Particolare l’evento che portò all’esordio in Serie A, con gli acerrimi rivali della Juventus, proprio nella Torino di suo papà. Durante il campionato ’60-61, a Torino, nel corso dell’incontro fra Juventus e Inter, la folla invade il terreno di gioco e si assiepa ai bordi del campo. L’arbitro al 31′ del primo tempo rimanda le squadre agli spogliatoi. Il regolamento è abbastanza chiaro: la Lega assegna il 2-0 all’Inter, che torna a intravvedere lo scudetto. Il 3 giugno, però, alla vigilia della domenica conclusiva del campionato, la CAF accoglie il reclamo della Juve e decide che la partita va rigiocata, suggellando in pratica lo scudetto numero 12 dei bianconeri.

L’Inter si ritiene lesa nei propri diritti e il 10 giugno del ’61, per il recupero della gara, Herrera manda in campo la squadra ragazzi. Vince facile la Juventus (9-1) con Sivori che nell’occasione eguaglia il record delle reti segnate in un incontro di campionato detenuto da Piola fin dagli anni 30 con 6 reti

L’unico gol per i giovani nerazzurri, dal dischetto, a Torino, lo segna lui: Sandro Mazzola.

Gli anni d’oro di Mazzola

La stagione successiva vede il giovane Mazzola quasi spettatore in prima fila. Herrera, malgrado ciò, continua a credere nelle potenzialità del giovane talento e ne forgia le caratteristiche che gli faranno fare il salto di qualità. Lo tiene sempre sul pezzo, lo stimola. Lo cambia pure di posizione, avanzandolo in attacco.

Dopo un’annata di transizione, quindi, per Sandro arriva il momento di prendersi il ruolo di titolare. L’avvio sembra tirato col freno a mano in campionato, ma la compagine di Herrera ingranerà la marcia e inizierà ad inanellare un filotto di risultati utili consecutivi che la porteranno a contendersi lo scudetto con la Juventus.

Il crocevia fondamentale per lo scudetto arriva la quartultima giornata, quando vincendo sul campo dei bianconeri, con una rete di Sandro tra l’altro, l’Inter riesce a portarsi a più sei. L’aritmetica certezza del tricolore giungerà una settimana più tardi, allorché il pareggio dei piemontesi col Mantova renderà i nerazzurri irraggiungibili. L’Inter tornò quindi campione d’Italia dopo 9 anni, qualificandosi per la prima volta alla Coppa dei Campioni.  

In questa stagione, Mazzola segnò dopo 13″ nel derby la rete più veloce nella storia delle stracittadine. 

L’anno successivo arriverà la prima Coppa Campioni, con i suoi 7 gol e con la vittoria in finale contro il grande Real Madrid, con la sua doppietta. A fine partita, l’attaccante del Real Madrid Ferenc Puskás gli si avvicinò dicendogli: «Una volta ho giocato contro tuo padre. Complimenti, hai onorato la sua memoria», e gli regalò la propria maglietta.

Iniziava li il momento d’oro della Grande Inter di Sandro Mazzola.

L’anno successivo, l’Inter vincerà praticamente tutto: Intercontinentale contro l’IndependienteCampionato (Mazzola capocannoniere con 17 reti); Coppa Campioni, per la seconda volta consecutiva contro il Benfica in finale.

Altro giro, altro campionato e Intercontinentale, sempre con Sandro Mazzola assoluto protagonista con una doppietta in finale.

Gli ultimi anni di una straordinaria carriera

La stagione 67/68 segna la fine di un’epoca: scudetto perso, vinto dalla Juve all’ultima giornata e sconfitta in finale di Coppa Campioni, la terza in quattro anni, contro il Celtic. Anche qui, però, ennesima prova di campione di Sandro Mazzola che aveva portato in vantaggio i suoi (1-2 risultato finale, ndr). 

Si rifarà, l’estate dello stesso anno, con la conquista dell’Europeo 68 giocato in casa. Sempre in tema Nazionale, storica la “rivalità” con Gianni Rivera. Rivalità solo in termini di ballottaggio ad opera del ct che non li fece mai giocare insieme, ma in staffetta. I due infatti erano e sono tutt’oggi amici. 

Con la maglia nerazzurra arriverà un altro scudetto, l’ultimo di Sandro, nel 1970 ai danni dei cugini del Milan. Gli anni successivi saranno avari di successi, ma ricchi di giocate, gol e perle alle quali Sandro Mazzola non ha mai smesso di prodigare al pubblico. Si ritirerà, nel 1977, dopo un altro derby meneghino: finale di Coppa Italia vinta dal Milan. Uscirà tra gli applausi di tutti i presenti, per aver fatto la storia del calcio e per i valori trasmessi.

L’Inter per Sandro Mazzola

Quando è morto mio padre, l’Inter mi ha dato una possibilità, due possibilità, tre possibilità. Tutto questo non ha prezzo: chiunque arriva e mi dice che non valgo niente, per me l’Inter è quella che a due bambini a cui era morto il papà ha detto: “Ti faccio diventare qualcuno”.

Questo conta per me, non ha prezzo. Nerazzurro è nerazzurro, rimane dentro, non puoi tirarmelo fuori, non riesci, rimane. Me ne levi un po’? Si riforma, ricomincia da capo e torna grande come prima”

Sandro Mazzola a fcinter1908.it

Sandro Mazzola è stato, è e sarà per sempre un’anima nerazzurra, simbolo di un calcio che si è perso fatto di attaccamento alla maglia, ai colori e alle sorti di una squadra.

Praticamente, una vita da Nerazzurro


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